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Le Origini & il Canone ::.. |
| La storia del buddhismo ha inizio da
quando il Buddha prese la risoluzione di comunicare, anche agli altri, l’esperienza
che aveva avuto nella illuminazione liberatrice. Nel suo primo sermone, egli enunciò
le «quattro nobili verità» e conquistò, come primi discepoli,
i cinque compagni del suo precedente periodo di vita ascetica. Il piccolo gruppo
crebbe poi nel corso dei decenni successivi, durante i quali il Buddha andò
predicando la nuova dottrina di salvezza (dhurmo) nella zona della pianura
gangetica mediorientale, e divenne una istituzione comunitaria (sangha)
di monaci (bhiksu) e più tardi anche di monache, cui sì
unirono numerosi simpatizzanti, quali membri laici. Questi ultimi erano tenuti
alla osservanza dei precetti etici fondamentali, e a provvedere alla sussistenza
materiale dell’ordine per mezzo di donazioni. Il Buddha, prima
della morte (avvenuta intorno al 486 a.C.), non aveva designato alcun successore,
anzi aveva organizzato egualitariamente l’ordine, alla maniera delle antiche
repubbliche aristocratiche indiane. Le decisioni venivano il più possibile
prese collegialmente dalle assemblee dei monaci del luogo. Per assicurare la trasmissione
della dottrina vennero convocate assemblee interregionali. Mentre sul primo di
questi cosiddetti «concili», che avrebbe avuto luogo immediatamente
dopo la morte del Buddha a Rajagrha, si hanno notizie di carattere leggendario,
sul concilio di Vaishali (circa un secolo dopo la morte del Buddha) si possiedono
informazioni attendibili. L’ammissione all’ordine avveniva
attraverso una formale ordinazione preceduta da un noviziato. Al tempo del plenilunio
e del novilunio si teneva la pubblica confessione, durante la quale si dovevano
riconoscere davanti alla assemblea dei monaci le eventuali trasgressioni commesse.
Chi avesse mancato alle regole fondamentali sarebbe stato espulso dall’ordine.
I monaci buddhisti furono, originariamente, asceti itineranti che cercavano
un rifugio stabile solo durante la stagione delle piogge. Ma poi si vennero istituendo
monasteri (vihara) abitati tutto l’anno, con proprietà fondiaria,
sotto il governo di un abate. Circa 135 anni dopo la morte del Buddha sarebbero
sorte controversie dogmatiche che avrebbero condotto a un primo scisma della comunità
dividendola in mahasarighika (cioè della grande comunità)
e in sthavira (cioè anziani, tradizionalisti). Entrambi
i gruppi si suddivisero poi ulteriormente, forse anche a motivo della espansione
del buddhismo, entro il regno dell’imperatore Ashoka (274-237 a.C.); il
quale, convertitosi a questa religione, provvide a diffonderla in ogni direzione,
dal Kashmir fino a Ceylon. La predicazione del Buddha era avvenuta nella
lingua volgare del suo paese, ossia in un dialetto medio-indiano dell’est,
ma il suo insegnamento venne poi tramandato anche nei dialetti delle altre regioni.
Per intero è stato conservato solo il Tipitaka. Esso
comprende tre raccolte: il Vinayapitaka (che significa "canestro
della disciplina monastica"), il Suttapitaka "canestro dei
discorsi dottrinali") e l'Abhidhammapitaka ("canestro della
dogmatica"), contenente testi più tardi. Per quanto riguarda
le opere postcanoniche conservate fino a oggi, si ricorda come classico lo Abhidharmakosha
di Vasubandhu (sec. v d.C.). | |
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